21 agosto 2006

RESOCONTO UMBROTOSCANO - Agosto 2004

Volendo ricreare il fisico e lo spirito nel verde delle colline umbrotoscane della zona compresa tra i laghi Trasimeno, di Chiusi e di Montepulciano, sono incappato… nella cucina della suocera!!!
Uno strano essere che passa la sua vita a pulire casa ed a far risplendere la cappa aspirante ed i fornelli della cucina a gas. Uno di quegli esseri dalla mente “lineare” che non perdono l’occasione di rinfacciarti la “pancetta” incipiente (evidenziata dal fatto di essere abbastanza brevilineo e di ossatura pesante però, certo, in verità ci metto anche del mio!) eccetto poi rimpinzarti di primo, secondo e contorni (TRE), più anguria e gelato, sia a pranzo che a cena, per non parlare della colazione: merendina, caffelatte e caffè finale!! La bellezza dei cieli umbri, la tranquillità della natura ed una bella passeggiata a cogliere more (per farne una gustosissima marmellata) hanno, a malapena, compensato lo "stress da suocera".

La conferma della sua natura Luciferina consiste nel fatto che, malgrado i malanni ed i 72 anni, mangia molto più di me ed è sempre filiforme… Sarà che consuma tutte le calorie in chiacchiere...
Comunque, più per un fatto di testardaggine o principio che per effettiva necessità di sopravvivenza, un paio di volte siamo riusciti a sganciarci ed a calarci nell’atmosfera medievale di Città della Pieve prima e nella soave accoglienza della tranquillissima Panicale poi, per far visita, oltre che a Masolino, al famigerato Lillo Tatini.
Per quanto riguarda Città della Pieve, finalmente libera da Arcuriane e Colombariane presenze, dopo un “moderno” aperitivo nella accogliente Piazza Matteotti, ci si immerge nel pieno della rievocazione medievale del Palio dei Terzieri di mezz’agosto: si può cenare, su tavolacci in pendenza sul terreno di cortili di palazzi trecenteschi e circondati da strani ma affascinanti (soprattutto, per quanto mi riguarda, le recitanti “Madonne” e le “gentil pulzelle” di servizio ai tavoli) figuri in calzamaglia e casacche di velluto (bel coraggio a Ferragosto). Si può quindi assaggiare, rigorosamente in stoviglie di cotto ed a prezzo, di questi tempi, quasi medievale anch’esso, quanto di meglio la tradizione del luogo offre: in 4 abbiamo divorato 3 antipasti di crostini (2 ai fegatini e 2 alla salsa di pomodoro piccante), 3 piattoni di pici al sugo di anatra, 2 tegamacci di fagioli (aimè, cannellini) con le cotiche, piccanti e gustosi al punto giusto e, ad anestetizzare il tutto, un bicchiere di buon vin santo con relativi tozzetti. Con 2 bottiglie d’acqua, un totale di 35 euro.
Per digerire si può prendere parte, tra sbandieratori e giocolieri vari, al gioco della noce (lasciata cadere, alternativamente, dall’alto di uno di due tubi “mascherati” da albero e da schiacciare al volo con un martello di gomma, per vincere da un salamino ad una cena, in base al numero di noci schiacciate (Nota: non ne ho vista schiacciare neanche una, vista la velocità con cui arrivavano alle “radici” dell’albero) o la caccia al toro, consistente nel lanciare tre freccette verso tre bersagli rotanti di polistirolo a forma di toro: in base alla “zona” colpita si accumulano dei punti e si vincono premi).
Abbiamo poi fatto visita, nella splendida e raccolta Panicale, terra di Masolino (a proposito: vogliamo illuminare un pochino di più l’interno della chiesa visto che, anche con le luci a pagamento, non si riesce a vedere che una metà scarsa dei dipinti?!?), al ristorante degustazione Lillo Tatini (foto). Dopo aver, per fortuna, prenotato in mattinata un tavolo per 2, ci siamo potuti sedere, proprio di fronte la splendida fontana ottagonale del ‘400 di piazza Umberto I° (si intravede in basso a sinistra, dalla piazza della chiesa), nella verandina del ristorante a goderci la vista, la fresca arietta e le succulente portate. Nell’ordine: un cestino (mai troppo pieno, tale è la bontà) di pane caldo (sciapo toscano, alle olive, al formaggio) su cui spalmare dell’ottimo burro, aromatizzato con alici e capperi; singolare e gradevole il modo di servire il burro nel tappo capovolto di una caraffa piena di acqua calda che ammorbidisce il burro stesso e ne esalta il sapore. Di primo: ravioli (in realtà una delicatissima crespella) con ripieno di pescato del Trasimeno in letto di zucchine e profumo di bottarga di muggine (piatto molto delicato e profumato nonché perfettamente accompagnato da un Gewurtztraminer Aristos 2003 - al bicchiere 4 euro); tortelli ripieni alla crema di parmigiano reggiano e cefalo affumicato del lago di Orbetello, con guarnizione di pomodori ciliegini ed asparagi in dadolata (questo decisamente più corposo, sia per la presenza del pesce affumicato che per il sughetto di guarnizione, ma accompagnato da un non memorabile Chianti Colli Senesi della Fattoria del Cerro - 3 euro al bicchiere -).
Di secondo: dei notevoli e profumatissimi filetti di carpa con finocchio selvatico avvolti in “rete” di maiale con quenelles di patate allo zafferano. Apparentemente ardito ma perfettamente riuscito l’accostamento pesce-maiale (saporitissima la rete).
Di dolce: Dio Pan (liberamente ispirato alle Seadas sarde): due noci di pecorino di Pienza fuso e in crosta con accompagnamento di fichi caramellati al miele di castagno (semplicemente grandioso, anche se mi sono immediatamente trasformato in Bisteccone Galeazzi) e Il Cappello del Cardinale: cialda fredda di cioccolato a coprire una mousse, fredda anch’essa, di ricotta e canditi, il tutto spolverato di zucchero a velo e colata di cioccolato fuso.
Giudizio: 2 ore di goduria totale per il palato (a parte, forse, il Chianti un pochino troppo caldo e tannico per legare soprattutto con i tortelli: sarebbe stato preferibile un Rosso di Montalcino) con vista sulla splendida e silenziosissima piazzetta medievale, cullati dalla dolce arietta di Panicale e dall’intercalare tra il toscano e l’umbro delle ragazze ai tavoli. Ci si alza sicuramente sazi e soddisfatti. Il tutto a 69,50 euro, compresi acqua e due caffè serviti in amene tazzine di cotto con coperchietto in tinta e zucchero in bustine a forma di piramide (tipo il latte in tetrapak che si trovava negli anni ’70). Non è poi molto per due ore di Paradiso e, soprattutto, ….senza suocera.
Alla prossima.
P.S.: lo spirito sicuramente l’ho ricreato… il fisico l’ho… reincarnato.
Posta un commento