21 agosto 2006

NETTUNO, RINALDO E... DANTE ALIGHIERI - 10.06.2005

Ed eccomi di nuovo qui, con un’altra delle mie chilometriche recensioni, a parlare del grande Rinaldo, uno di quei ristoratori di una volta che considerano il loro mestiere una missione e pongono al di sopra di tutto la qualità dei prodotti utilizzati, il rispetto per il cliente e la sua soddisfazione.
Dopo un anno forzatamente sabbatico (fino al dicembre del 2004 era proprietario sia del ristorante La Torre che del ristorante Da Romolo; entrambi nelle mura del borgo vecchio di Nettuno ma, il secondo, ceduto in gestione per problemi di salute), non ce l’ha fatta più a godersi la vita in modo spensierato insieme ai suoi amici pescatori e proprietari di stabilimenti balneari: il richiamo della cucina è stato più forte, tanto finiva sempre ai fornelli anche nelle riunioni tra amici.... Ha così venduto definitivamente il suo vecchio locale Da Romolo, il nome del padre, ad un volenteroso ristoratore, (anche se ne critica un po’ l’atteggiamento: secondo lui è sbagliato delegare la gestione della sala ai camerieri, mentre un buon ristoratore dovrebbe girare tra i tavoli per cercare di capire i gusti dei propri avventori e rimediare ad ogni eventuale pecca della cucina e del servizio) e si è dedicato esclusivamente al più raffinato e ben arredato La Torre, proprio alla prima entrata nel borgo (vi si accede sia dal lungomare – Via Matteotti, 2 – che dalla stradina parallela all’interno delle mura – Via del Baluardo, 19 – telefono 06 9807356).
Usciti in anticipo dall’ufficio, approfittando dei primi raggi di sole caldo dell’anno, arriviamo a Nettuno dalla Pontina e ci accoglie, sul muro di un palazzo adiacente la piazza del mercato, in cui si può facilmente parcheggiare, un murales con immagini (veramente ben fatte) raffiguranti, ovviamente, un giocatore di baseball (sport “nazionale” di Nettuno) e la divinità della città: Bruno Conti, campione del mondo in Spagna nel 1982, dove fu soprannominato “MaraZico”. E pensare che da bimbo, proprio in quegli anni, il mio soprannome all’oratorio (non si direbbe ma anch’io ci sono stato!!!) era proprio Bruno Conti: giocando sulla fascia sinistra ed avendo i capelli lunghi come i suoi non poteva essere altrimenti
(d’altronde a neanche due mesi di vita sembravo l’Antonio Cabrini del 1978!!!)

……o forse mi chiamavano Bruno Conti perché ero bruttino???!!!! Hahahaha. Un paio d’anni fa il commesso di un supermercato si è lasciato attrarre dalla mia vaga somiglianza con il mitico Bruno e mi stava quasi chiedendo l’autografo: resosi conto della svista aggiunse: “Peccato, pure se so’ laziale sarebbe stato comunque un onore conosce’ Bruno Conti”).
Facciamo due passi nei vicoletti pedonalizzati che portano alla piazza principale di Nettuno, ormai sono le 13 e 30 passate e tutta Nettuno è in tavola.
Entriamo a La Torre: l’ambiente è sicuramente molto più accogliente rispetto al vecchio stanzone, tipo osteria di paese, di Romolo. Stonano forse un po’ le pareti spugnate, in un ambiente ricavato all’interno delle mura medievali con qualche antica trave che “affiora” dalle pareti, ma tutto l’arredamento è più sobrio ed accogliente ed i tavoli ben distanziati ed apparecchiati. Rinaldo, seduto ad un tavolo con la moglie, ci riconosce, ci viene incontro sorridente e, sommergendoci già di parole, ci accompagna al tavolo, dopo aver incassato il nostro rimprovero per averci lasciato senza la sua mitica zuppa di pesce per quasi un anno e mezzo (la prossima volta però……).
Saltiamo i pur ottimi antipastini, fatti rigorosamente in casa (mi abbufferei soltanto di questi…), e ci buttiamo su due assaggi (si… ASSAGGI... praticamente due piatti normali…), uno “rosso” ed uno “bianco”, forse per par condicio visti i tempi, che Rinaldo ci propone: gnocchi allo scoglio (con vongole freschissime e saporite e teneri polipetti) e linguine carciofi e gamberi. Il primo, per me, è un classico mentre il secondo “assaggio” è una novità, una delle tante sperimentazioni che Rinaldo ama fare per rimanere sempre “al passo” e non fossilizzarsi sulle “solite” proposte marinare. Malgrado abbia cambiato il cuoco gli gnocchi sono sempre delicati ed il sugo molto ben fatto: giusta sapidità a valorizzare il gusto delle vongole e dei polipetti; nelle linguine forse, di primo acchito, affiora un sentore di aglio un po’ troppo cotto, che però non si riscontra affatto al gusto. Piatto invitante e gustoso anche questo. Per la prossima volta Rinaldo ci promette dei paccheri, senza però anticiparci il condimento: sarà una sorpresa, sicuramente positiva.
Di secondo optiamo per la sua classica ma delicatissima frittura mista: forse leggermente farinosa nei calamari ma veramente leggera, asciutta e… abbondante. I pescetti mandavano un profumino…
Ormai sazi prendiamo due bei caffè. A questo punto Rinaldo si avvicina, come è solito fare, per l’ennesima volta al tavolo e ci propone una novità: un liquore artigianale, alternativa agli ormai superati limoncello e allorello, al finocchietto selvatico. Il profumo di finocchio è tenue ma il gusto è stupefacente, e riporta me e Claudia a ricordi dell’infanzia: mela verde, frutti dolci, banana matura (si, mi è proprio tornato in mente il sapore delle banane mature, ormai quasi scure e sfatte, dolcissime), melone. Se ne berrebbe a litri: una vera goduria per chiudere in bellezza il pasto.
Ad accompagnare il tutto una bella minerale (per fortuna qui non è ancora arrivata l’acqua demineralizzata) ed un ottimo, fresco e fruttato, Gaudium Magnum delle Cantine Della Millia di Nettuno. Una bottiglia di vino in fondo semplice, da Cacchione in purezza, nata da un vitigno autoctono che si sta però velocemente affermando (da pochissimi anni ha ottenuto anche la D.O.C.).
La cantina di Rinaldo è di discreto valore, proponendo vini che ben si adattano a sapori delicati, di mare e con qualche lampo, come il valido Podium di Garofoli.
Sarà che da Rinaldo ricevo sempre un trattamento di favore ma 56 euro per un pasto del genere mi sembrano veramente una miseria (comunque leggendo i prezzi esposti alle due entrate del locale ci si rende conto che il locale offre una ristorazione valida e cortese a prezzi più che corretti). L’unica cosa che vi raccomando è di non dare troppo spago alla chiacchiera di Rinaldo: alle 15 e 30 eravamo ancora lì a chiacchierare amabilmente con lui del periodo di forzato riposo, ormai alle spalle, e del fatto che preferisce far arrivare le cozze da Chioggia o da Bari, secondo lui le due migliori zone produttive italiane, mentre il resto del pescato è tutto della fascia che va da Anzio al Circeo. Posso ben dire che dopo più di un anno passato tristemente a cercare un posto dove mangiare degnamente il pesce…"ALFIN TORNAMMO A RIVEDER LE STELLE"
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