21 agosto 2006

RESOCONTO CENA A "LE PAPERE", Roma - 27.09.2004

Sotto la guida organizzativa di DanielaD, ci siamo avventurati, con due altre amiche forumiste della Cucina Italiana alla scoperta del ristorante Le Papere, in Via del Casale di San Basilio, lungo la Via Tiburtina. Il locale si presenta curato e di recente allestimento con applique alle pareti, caminetto acceso (ultimamente, è vero, anche a Roma fa un po’ freschetto ma ci è stato detto che il camino acceso fa parte della “coreografia” della sala) e buona parte della parete lunga è approntata a vetrina di presentazione dei vini. Quando arriviamo noi il locale è vuoto, e lo rimarrà, un po’ tristemente, per tutta la serata: era, del resto, una serata abbastanza fresca e piovigginosa ed il locale è un po’ fuori mano – o forse fuori zona, per quelle che sono le sue pretese e proposte. I proprietari, vista anche la mancanza di altri avventori, si rendono immediatamente disponibili, con la loro andante parlantina, ad illustrare il target del locale e ci avanzano le loro proposte enogastronomiche:
Antipasti:
“Finestra sul mare”, proposta per 2 persone (2 scampi di Anzio appena scottati, 2 ostriche Belon francesi, insalata di mare all’arancia, polipo alla portoghese, flan di riso, carpaccio di pesce spada, carpaccio di stoccafisso alla norvegese, carpaccio di cernia e di polpo, salmone marinato all’erba cipollina, cozze ripiene alla pugliese); freschissimi gli scampi e molto saporite le ostriche, gradevole il resto degli antipasti, con un flan di riso non indispensabile.
Crostini con tomini di formaggio francese di capra accompagnati da composta di mosto cotto e marmellata di clementine (proposta notevole ed ancor più valorizzata dal vino in accompagnamento all’intera cena: un buon Planeta La Segreta 2003, vino dal gradevole profumo fruttato, anche se, personalmente, mi avrei preferito un vino dal sapore un po’ più marcato al palato, soprattutto in abbinamento con i salumi ed i primi (bottiglia pagata 15,00 euro con un ricarico abbastanza “corposo”).
Piatto di salumi misti composto da: prosciutto affumicato di agnello ai 3 pepi, mocetta di capra, salame di Patanegra e prosciutto di Patanegra (composizione di ottimo livello e sapore).
Piccolo scivolone per un locale che unisce la ricercatezza della forma alla sostanza delle materie prime: DanielaD ci fa notare che mancano le posate da portata nei piatti degli antipasti.
Primi piatti:
Tonnarelli al lardo di Colonnata tostato, pomodori pachino e mollica di pane fritta (a giudizio di Brunella buon piatto, con cottura e consistenza dei tonnarelli perfetta, ma forse condito con troppi ingredienti); Fettuccelle fatte in casa con rana pescatrice e primizia di carciofi, mollica di pane e pachino (secondo me un po’ anonimo: giusta la presenza dei carciofi ma mi aspettavo un maggior equilibrio di sapore da parte della rana pescatrice, comunque piatto gradevole nell’insieme).
Si passa poi, in accompagnamento ai primi piatti, a 4 carciofi alla romana. Questo è un capitombolo: il carciofo, garantito come primizia (quindi, presumibilmente, tenerissimo), si presenta con la barba e le punte: molto probabilmente (è sempre DanielaD che parla, dall’alto della competenza in materia dovuta anche alle sue origini sarde) non si tratta di primizia ma di carciofo prelessato in acqua e limone e conservato. Ahiahiahi signora Longari...
Si passa poi ai dolci: un onesto ma non “storico” tegamino con tiramisù della casa con sbriciolata di amaretto e 3 soufflé al cioccolato, con cuore di cioccolato fuso, su letto di crema al mascarpone e salsa di lamponi, intrigante qui l’accostamento cacao/lamponi, anche se il dolce risulta un po’ “pesantuccio” e ripetitivo. Con 2 bottiglie di acqua ed 1 caffè si arriva a 150,00 euro di conto, in OTTIMA compagnia.
Giudizio finale: buono sulla disponibilità e cortesia del personale, dalla scorrevole parlantina e con evidente voglia di crescere; unica pecca per loro il fatto di essersi “affacciati” due o tre volte come a sollecitare la richiesta del conto da parte nostra (in parte posso giustificarli: se nel locale non ci sono avventori e la serata è “fiacca” si vuol andare a casa il prima possibile – anche se il cliente ha sempre ragione e se questi lati negativi sono da mettere in conto quando si sceglie quel tipo di lavoro -; magari è da migliorare il modo del “sollecito”: meglio venire al tavolo e chiedere se tutto va bene o se si desidera qualcos’altro, acqua, ammazzacaffé o simili); in definitiva un locale cui dare una seconda chance, vista la voglia di proporre (non molto comune in verità), e qualche interessante proposta (scusate la ripetizione), come la carne Danese nel menu ed un paio di primi dalle caratteristiche più decise di quelli da noi provati.
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