15 dicembre 2008

NAPOLI PANORAMICA

E così eccoci a prendere la Funicolare Centrale che da Toledo ci porta direttamente al Vomero, e dopo qualche minuto di camminata, arriviamo a Castel Sant'Elmo ed alla Certosa di San Martino. Il cielo è grigio e ci sbrighiamo per anticipare la pioggia: infatti vogliamo approfittare di questa tregua per goderci una vista panoramica a 360° su Napoli ed il suo golfo. L'interno di Castel Sant'Elmo sembra un fortino messicano, ma con il pavimento in mattonato spigato e la vista che si gode da qui è realmente mozzafiato.
Da quassù Napoli offre un colpo d'occhio di mille colori, cosa che non si notava per le vie del centro.
Anche Napoli, come Roma, è una città piena di chiese, le cui cupole multicolore svettano sui tetti dei palazzi.
Anche l'affaccio sulla Certosa di San Martino è da prima fila.
Dietro la Certosa il porto, il Maschio Angioino e, all'orizzonte, il Vesuvio.
Usciti dal Castello ci riavviamo verso la funicolare perchè sono quasi le 14 ed abbiamo un certo languorino, e poi ho proprio voglia di andare a mangiare in un posto "veracissimo" che mi ha consigliato Lydia. Appena usciti dalla funicolare Cumana, nel mezzo del Rione Pignasecca, cerchiamo il posto consigliatoci: non ha insegne all'esterno ed in cucina c'è la signora Maria, fin da quando aveva 7 anni! Il posto si chiama "Trattoria Casillo" e si trova in Vicoletto Rosario a Porta Medina 25 (tel. 081/5522248). L'entrata della trattoria si riconosce semplicemente da....... "Don Antonio", alias Clemente Casillo, che vi sta in piedi davanti! E se gli chiedete se si acceda al locale da quella porticina (che da in un ambiente in cui sono accatastate cassette di acqua minerale e due botti d'acciaio per i vini della casa e, solo oltre, si accede al locale, con la cucina a vista sulla sinistra) o se vi sia un'altra entrata sul retro (ma questo è già "il retro") vi risponde: "Signo' a cca' nun stamo mica a Posillipo... trasìte !" Entrati nella porta del tempo si è proiettati negli anni '50 (in effetti il locale è stato aperto nel 1960 da Don Antonio, che prima vendeva vini sfusi, e così è rimasto, a parte il figlio Enzino che schizza tra i tavoli dalle 10 di mattina alle 17, questo l'improbabile orario del locale). Si deve aspettare un po' per essere serviti, e l'apparecchiatura, come il locale, non è certo da ristorante stellato. Ma ci si sente veramente a casa. L'attesa è meravigliosamente ripagata da due piatti di telline e pomodorini, ben conditi e dal sapore realmente indimenticabile quanto semplice e verace. Di secondo Claudia prende un'insalata di calamari, non so se più tenera o gustosa, ed io, proseguendo sul filone "cucina di casa" prendo un piatto di polpette in bianco (l'alternativa è con un bel sugo carico ma non voglio esagerare); con un mezzo litro della casa spendiamo, in due........ VENTI EUROOOO !!!!!!!! Se lavorassi in zona ci andrei tutti i giorni almeno due volte al giorno !! Lydia, meriti 10 bacioni in fronte per la "dritta", più altri 10 per i Ministeriali di Scaturchio ^_^
Ci riprendiamo appena dallo choc del prezzo ridicolo, soprattutto se rapportato alla qualità di quanto mangiato, e ci dirigiamo verso il Chiostro del Monastero di Santa Chiara, ma questa è un'altra storia...

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