20 marzo 2009

PASTA E CECI DE "I SOLITI IGNOTI"

Speravate tutti da tempo facessi una brutta fine eh ?
Tra l'altro uno degli attori del film aveva il mio stesso cognome....
Ed invece è solo la presentazione di una ricetta per partecipare alla carina raccolta/concorso di ELLE "RICETTE DA FILM".

E, quindi, come potevo non ispirarmi ad uno dei miei film preferiti ? Certo il ballottaggio era con lo strafamoso "maccarone" di Nando Mericoni (Alberto Sordi - mi raccomando: con la E e non MOriconi) nel film di Steno "Un americano a Roma". Ma ho scelto comunque uno dei film più belli e divertenti che l'Italia abbia visto, nonchè il capostipite della Commedia all'Italiana: I SOLITI IGNOTI, che (semmai ce ne fosse bisogno) vi vado a presentare:


I soliti ignoti è un film del 1958 diretto da Mario Monicelli, nominato all'Oscar al miglior film straniero. Soggetto di Age e Scarpelli, sceneggiatura di Mario Monicelli, Suso Cecchi D’Amico, Age e Scarpelli.
Cinque ladruncoli "bam
bacioni" della periferia romana (Giuseppe Baiocchi “Peppe Er Pantera” (Vittorio Gassman), pugile di scarsissimo avvenire, ladruncolo occasionale e balbuziente; Tiberio (Marcello Mastroianni), fotografo squattrinato che deve badare al figlio neonato visto che la moglie (ladra) è in galera; Mario Angeletti (Renato Salvatori), giovane di belle speranze e, anche se ladruncolo, fondamentalmente di sani principi cresciuto in orfanotrofio, dove torna spesso per portare regalini alle sue tre “mamme”; Michele Nicosia “Ferribotte” (Tiberio Murgia), siciliano verace che ha "lavorato nei tubi di piombo” - che venivano rubati in tempo di guerra per ricavarne metallo da riciclo - e che tiene segregata in casa la bella sorella; Pierluigi “Capannelle” (Carlo Pisacane), ladruncolo da quattro soldi e galoppino, sempre affamato) pianificano un colpo ai danni di una agenzia del Monte dei pegni, approfittando del fatto che il vero ideatore del piano, Cosimo (Memmo Carotenuto) è rinchiuso a Regina Coeli.

Non essendo, però, quello delle "comari" (le casseforti) il loro campo, si rivolgono a Dante Cruciani (Totò), un vecchio scassinatore in libertà vigilata e vera e propria autorità nel campo delle casseforti.

La preparazione del colpo va avanti tra peripezie, ripensamenti, colpi di scena e gag esilaranti sino alla sua conclusione fallimentare ma estremamente comica nella quale i ladruncoli, penetrati nell'appartamento adiacente i locali del Monte di pietà, e momentaneamente disabitato (perchè le proprietarie, proprio pochi giorni prima del colpo, e prima di recarsi fuori Roma, avevano stravolto l'arredamento spostando la camera da letto in quella che era prima la camera da pranzo) si ritrovano.... in cucina a mangiare pasta e ceci ed involtini preparati dalla servetta Nicoletta. Questo film sancisce di fatto l'esordio di un nuovo genere cinematografico, che solo successivamente verrà definito come "commedia all'italiana", uno dei generi più prolifici del cinema del dopoguerra e, certamente, uno dei più importanti dal punto di vista artistico. Infatti questo nuovo tipo di commedia si apre alla quotidianità, alla realtà e innesta i suoi caratteri su precisi scenari sociali, chiari al pubblico che li vive, spesso, in prima persona.
Lo stesso Monicelli ammise che in realtà si voleva in principio parodiare un film noir francese, "Du Rififi chez le hommes" del 1955, nel quale una banda di quattro criminali professionisti progetta un colpo perfetto che si risolverà miseramente. Uno dei titoli provvisori del film doveva essere infatti "Rifufu". I soliti ignoti si arricchisce, invece, di novità importanti: il film fu, infatti, concepito anche in chiave drammatica e tragica: addirittura uno dei personaggi di contorno, ma abbastanza importante nella trama del film, Cosimo, muore travolto da un tram mentre scappa in bicicletta dopo aver tentato uno scippo. Ed addirittura Roma, a parte le scene del furto al Monte di pietà (ricostruito intorno a Via delle Tre Cannelle, ai Fori Imperiali) viene mostrata nei quartieri popolari, con i grandi casermoni della periferia degradata e quasi ignara del boom economico e della ricostruzione. E sintomatico, nella sua schietta asciuttezza, è il dialogo che Capannelle sostiene con un ragazzino al quale si rivolge per chiedere informazioni su dove potese trovare Mario (Salvatori).

Capannelle: "Dimmi un po' ragassolo: tu conosci un certo Mario che abita qua intorno ?"
Bambino: "Qui de Mario ce ne so' cento".
Capannelle: "Sì va bene, ma questo l'è uno che ruba..."
Bambino: "Sempre cento so'".

Come detto, Roma è spesso mostrata da Monicelli fangosa, con le macerie dei bombardamenti degli alleati, scura e desolata ed i vestiti dei protagonisti raramente sono della taglia giusta. E le stesse loro figure vennero fortemente “calcate”: Peppe Er Pantera ha un’andatura dinoccolata, quasi da pugile suonato (quale spesso è), ed è balbuziente; Tiberio ha sempre timore di esporsi e di rischiare, avendo il figlio da tirar su; Capannelle, perennemente affamato e vestito con un improbabile paio di pantaloni alla zuava, da fantino, con il cappelletto in testa e lo slang strascinato; Ferribotte con il classico baffetto e l’atteggiamento “da siculo”. Malgrado tutto i valori di riferimento rimangono sempre positivi ed evidenti, sullo sfondo della vicenda, e sono rappresentati via via da quasi tutti i personaggi: da Carmelina (Claudia Cardinale), la sicurezza del vero legame affettivo, da Nicoletta (Carla Gravina), l'innocenza e dallo stesso Dante Cruciani (Totò), l'esperienza.

Potevo non innamorarmi di un film così ???

Come direbbe Er Pantera: "E' sc-sc-sc-scientifico !"


Ed ecco la PASTA E CECI DEI SOLITI IGNOTI

Ve sèrveno:
250 gr di ceci secchi
1 rametto di rosmarino fresco
2 pomodori
2 spicchi d'aglio
½ cipolla
½ bicchiere di vino bianco
olio, sale e pepe
Messi a bagno i ceci la sera prima, li lascio lessare, partendo in acqua fredda salata (con due spicchi d’aglio e il rosmarino), per un’ora e mezza scarsa. Li scolo e li risciacquo; nel frattempo, nella pentola di coccio, faccio un soffritto con mezza cipolla, 5 cucchiai d’olio e, volendo, un po’ di guanciale (oggi non l’ho messo); appena la cipolla è imbiondita aggiungo mezzo bicchiere di vino bianco, un altro po’ di rosmarino ed i due pomodori in dadolata; dopo due o tre minuti aggiungo i ceci e, mano mano, la loro acqua di cottura (che avrò conservato calda in una pentola sul fuoco al minimo). Lascio andare in cottura, senza salare ulteriormente, per un’altra oretta aggiungendo, se necessario, altra acqua dei ceci. A cottura quasi ultimata calo la pasta direttamente nella pentola di coccio e porto a termine. Lascio riposare il tutto un paio di minuti e poi impiatto, con un giro d’olio a crudo.

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