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Di notte sarebbe così ???








Dall'isolotto con la torre si arriva, a piedi, camminando nell'acqua bassissima, direttamente all'Isola Piana (dietro la quale si intravedono le colline de L'Asinara).
Mentre Raimondo ci coccola con le sue delizie enogastronomiche (e la sua parlantina travolgente... anomala per un sardo)
Ad accoglierci un tipico panorama interno della Sardegna: graniti levigati ed alberi bassi, schiacciati a terra dal vento, maiali incrociati con cinghiali, asinelli "al pascolo" ed un bel porcetto sul camino. Perfino due struzzi.



Alle pareti i tipici arazzi sardi che, come ne avevamo visti a La Colti, accompagnano la vita del ristorante.
Dopo una vagonata di strepitosi antipasti fatti in casa: melanzane di tutti i tipi (da quelle sott'olio a quelle fritte a quelle passate in forno con pomodoro e pecorino sardo), olive condite (strepitose nella loro semplicità... un profumo di erbette aromatiche che me ne avrebbero fatte mangiare a centinaia), salumi, formaggi stagionati e non, fino al pecorino fuso, verdure... arrivano due assaggi di primi: gli immancabili (ma "veri") Malloreddus alla Campidanese (gnocchetti sardi con pomodoro, salsiccia e pecorino) e Culurjones "normali" (con ripieno di ricotta ma salati) e Culurjones de Arrecottu (ravioli ripieni di ricotta ma con zucchero e scorza di limone) serviti insieme, conditi con un sughetto di pomodoro: quelli dolci, non lo avrei detto se mangiati insieme a quelli salati, sono strabilianti ! Di secondo arriva "sua maestà" SU PORCEDDU, accompagnato dalla sua scrocchierella cotenna e da salsiccia sarda arrosto (con un'aggiunta di patate fritte ma tagliate e tocchetti, buonissime). Per sgrassare la bocca una fresca insalatina mista.
Dite che può bastare ? E la Crema Gallurese di Paola ? (abbiamo la ricetta, abbiamo la ricetta !!! No, non insistete: la posterò quando la faremo :-D) Ed il mirto ed il Filuferru fatti in casa da Raimondo ? Ovviamente gustati in veranda tra mille chiacchiere quando gli altri clienti erano tutti andati via.
Come nella maggior parte degli agriturismi sardi, il tutto per la misera cifra di 30 euro a cranio.
ANDATECIIII !!!!!!




Nella chiesa, non me l'aspettavo, troviamo anche due "CANDARERI" (candelieri), per la precisione quelli del Gremio dei Fabbri e quello del Gremio dei Calzolai. La "Faradda di li Candareri" (la "discesa dei candelieri") è una splendida festa che si svolge il 14 agosto (ho assistito a quella del 1990, almeno parzialmente perchè la festa prosegue fino ad oltre le 2 di notte e noi militari avevamo il rientro in caserma alle 22) durante la quale i candelieri dei 10 "gremi" (corporazioni), per ringraziare la Madonna dell'Assunta dalla protezione data in occasione di diverse epidemie, non si "sfidano" correndo, come avviene a Gubbio, bensì DANZANDO per il ripido corso di Sassari, da Piazza Castello alla Chiesa di Santa Maria di Betlem.




Alla Faradda partecipano i candelieri delle 10 congregazioni di Sassari: Fabbri, Falegnami, Massai, Piccapietre, Calzolai, Viandanti, Contadini, Muratori, Ortolani, Sarti. Leggete qui la storia della Faradda perchè... ci sono più rivalità che nel Palio di Siena !!!



Questa qui, in Piazza Castello, è stata per un anno la mia casa: la Caserma Alberto Lamarmora, con al primo piano il distretto militare ed ai piani superiori il Comando della Brigata Sassari.
Questo, invece, è il Palazzo della Provincia, in Piazza Italia (che con Via Roma è il "centro mondano" di Sassari).
Ritengo Piazza Italia una delle più belle della Sardegna (anche perchè il suo perimetro è spesso più grande di tanti paesini del Campidano o della Barbagia): interamente circondata da palazzi in stile Torinese e con, al centro, il monumento a Vittorio Emanuele II°, è il fulcro della città. Da qui, infatti, partono le tre arterie principali: i Portici Bargone Crispo (che la uniscono a Piazza Castello e poi, tramite Piazza Azuni, al Corso Vittorio Emanuele II° fino alla Stazione ferroviaria); Via Carlo Alberto (che la unisce all'Emiciclo Garibaldi, vero centro direzionale cittadino) e ad una delle parti più nuove della città) e Via Roma (la via dei bar, del tribunale e del museo Sanna che, attraverso Via Carlo Felice, prosegue verso il 152° Battaglione ed i quartieri popolari).
Questa sembra una scultura ma, in realtà, è un tipo di pane augurale che in Sardegna si prepara in occasione dei matrimoni.
Dopo aver passeggiato per Sassari (dopo averci vissuto un intero anno per me non è mai troppo, ma capisco Claudia), ci dirigiamo alla Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, una splendida struttura "bicolore" in stile Romanico/Pisano immersa...... nel nulla ! Intorno a lei soltanto prati e pascoli: un posto mozzafiato anche senza il mare !


