22 aprile 2010

TORTINO DI PASTA BRISEE CON CREMA SALATA E ASPARAGINA SELVATICA

Da sempre il sale ricopre una funzione importantissima nella storia dell'uomo: era addirittura "la paga" che veniva data ai legionari romani (da qui il termine "salario"); una delle maggiori strade consolari (sorta sulla vecchia strada sabina, esistente già prima della nascita di Roma) si chiama tutt'ora "Via Salaria" perchè, diretta da Roma a Pesaro e Rimini, fu quella maggiormente utilizzata per portare il sale dall'Adriatico, dove veniva raccolto, alla capitale dell'impero; ed ancora, di qualcosa che sia importante non si usa forse dire: "E' il sale del rapporto... E' il sale della vita"?


Quando Sandra ha lanciato l'idea del contest "L'ingrediente segreto" sul burro salato, in collaborazione con le Fattorie Fiandino, non ho potuto tirarmi indietro: infatti da sempre, per me, il burro è SOLO salato (me lo sono anche prodotto in casa con il sale affumicato ed il pepe di Secwhan). O meglio, quando voglio avere il piacere di gustarmelo a crudo (per me il modo migliore per gustare il burro), magari su una bella fetta di pane in accompagnamento a qualcosa di dolce o di salato, scelgo sempre quello salato, così come il pane: infatti mal sopporto il pane sciapo toscano che, secondo i miei gusti, invece di far risaltare i sapori delle pietanze contrasta con gli stessi e non mi da una sensazione di armonia, di piacere al palato. In effetti il burro normale lo utilizzo soltanto quando preparo dei dolci, quando ho bisogno di un burro più "neutro", del quale deve essere percepita la presenza ma non necessariamente il sapore.
Tornando al burro vogliamo forse far finta di niente e dimenticarci di quelle splendide merende che si facevano una volta? Ah che deliziosi ricordi mi regalano ancora oggi quelle fette di pane casareccio, preso al forno del paese, bello mollicoso e con la crosta scrocchierella, che ogni pomeriggio nonna mi faceva trovare pronte con su una bella passata di burro e la marmellata fatta in casa, oppure, ancora più semplicemente, con burro e una spolverata di zucchero (ma anche pane acqua e zucchero, pane olio e sale, per arrivare, poi, al classicissimo pane e Nutella ed alla summa goduriosa dello zabaione con l'aggiunta di un cucchiaino di caffè... il massimo della trasgressione per un ragazzino di 10-12 anni). E, ovviamente, poi provvedevo da solo a fare il bis, tagliandomi immancabilmente un'altra fetta di pane. Vogliamo poi anche parlare del delirio dei sensi che riesce a creare una semplicissima fetta di pane casareccio con su spalmato il burro salato accompagnato da un paio di alicette sott'olio? Difficilmente si riesce a smettere di mangiarne...
A volte poi, nelle giornate più calde, prendevo il tritaghiaccio a manovella e ci infilavo dentro i cubetti per farci, io e mio nonno, una bella granatina: che gustoso che era quel ghiaccio con sopra colati gli sciroppi di menta, arancia o amarena o, goduria delle godurie, tamarindo (che a quel tempo neanche sapevo come fosse fatto il frutto del tamarindo).
E così, dicevo, forte di questi ricordi, non potevo non partecipare al contest del BURRO 1889 SALATO de Le Fattorie Fiandino. Ho subito dato la mia adesione a Sandra e dopo pochi giorni mi sono visto recapitare una bella scatola di polistirolo con dentro due panetti di Burro 1889 Salato ed uno di Burro 1889 classico. Subito sono andato ad assaggiare il burro (stessa cosa faccio con ogni olio nuovo che mi capita di provare: ne bevo subito un cucchiaio per capirne immediatamente il gusto). Io che sono abituato al Burro Bavarese o al Lurpak danese ho notato dapprima il colore più bianco del burro Fiandino, poi al tatto (ed al palato) se ne percepisce subito la maggior "pannosità", il "punto di fusione" più basso: il panetto è infatti più tenero ed in bocca si scioglie quasi immediatamente. A differenza degli altri due tipi di burro che ho citato, il 1889 Salato è quindi più scioglievole e se ne percepisce un sapore salato "intermittente", nel senso che facendone sciogliere una noce sulla lingua si riescono a percepire delle "zone" leggermente più salate ed altre più neutre, segno questo che la produzione è ancora fatta in maniera artigianale e non totalmente industriale, come negli altri due casi.
La caratteristica del Burro 1889 Salato sta poi nell'aggiunta che all'origine gli viene fatta del sale integrale (presidio Slow Food) delle Saline Culcasi, di Nubia, una località del Trapanese famosa, insiema a Mothia, proprio per la produzione del sale marino.
Venendo al contest ho pensato a vari modi per "testare" il burro 1889 e devo dire che tutti mi sembravano, anche se validissimi, non adatti ad un post: certo il modo migliore per gustare il burro è proprio su una fetta di pane, magari in accompagnamento ad una bella alicetta o ad una fetta di salmone affumicato. Però volevo qualcosina di più e, in effetti, da qualche tempo mi girava per la testa di provare a fare una crema salata, magari per preparare delle tartine antepasto o per accompagnare qualche altra sfiziosità salata.


Detto fatto ! Ripreso in mano il libro "Frolla e sfoglia" di Michel Roux, regalatomi lo scorso anno dai miei "Angeli"
, mi sono subito messo ad impastare per fare, con l'"ingrediente segreto" (che, oramai, tanto segreto non è più) un

TORTINO DI PASTA BRISEE CON CREMA SALATA E ASPARAGINA SELVATICA

Ingredienti (per 4 persone):
Per la Pasta brisèe:
250 gr. di farina
150 gr. di burro 1889 Salato (freddo)
1 uovo
un cucchiaino (raso) di sale fino
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio (abbondante) di latte freddo

Per la Crema Salata:
125 ml. di latte freddo
100 ml. di panna da montare
60 gr. di farina 00
1 uovo
un pizzico di sale (anche no :-D)

Per l'Asparagina Selvatica:
100 gr. di asparagina selvatica
tre noci di burro 1889 Salato
una "rotella" di scalogno

PROCEDIMENTO:
Per la Brisèe:
disporre la farina a fontana sul piano di lavoro; tagliare il burro (freddo di frigorifero) a piccoli dadini e metterlo al centro della farina insieme al sale fino, allo zucchero ed all'uovo; impastare molto velocemente il tutto con la punta delle dita, incorporando man mano la farina, fino ad ottenere uno "sbriciolato". Aggiungere il latte freddo e lavorare, sempre velocemente e per meno di un minuto (per evitare che il burro si sciolga troppo con il calore delle mani), finchè gli ingredienti abbiano formato un impasto omogeneo e liscio. Avvolgere l'impasto nella pellicola da cucina e metterlo in frigo.

Per la crema salata: mettere a scaldare il latte (leggerissimamente salato) e la panna; una volta caldo aggiungervi la farina setacciata ed amalgamare; quando la farina sarà stata inglobata nel latte aggiungere l'uovo e continuare a mescolare a fuoco bassissimo. Non essendo una crema classica, mancando lo zucchero, potrebbe essere necessario aggiungere ancora un cucchiaio di farina per poter raggiungere la consistenza desiderata.

Per l'asparagina selvatica: tagliare la parte più dura del gambo dell'asparagina a cilindretti di circa 1 centimetro e, insieme alle punte (lasciate lunghe circa 10 centimetri), farli appassire in un soffritto fatto con un poco di scalogno e 3 noci di burro (30 grammi circa).


Assemblaggio: dopo aver tolto dal frigo l'impasto della brisèe l'ho spianato velocemente con il mattarello su di un piano di lavoro infarinato con mezzo cucchiaio di farina; l'ho disposto sulla tortiera, ne ho rifinito i bordi con un coltellino e cotto la base di brisèe a 190° per 15/18 minuti (tortiera da 20 centimetri di diametro foderata con cartaforno e fagioli disposti per non far gonfiare la base del tortino); l'ho tolta dalla tortiera e lasciata raffreddare per una ventina di minuti (il profumo di burro della base di brisèe era fantastico, appena dopo averla sfornata); ho disposto sulla base del tortino un paio di cucchiai di crema salata, poi uno strato di gambi di asparagina saltati nel soffritto di burro e scalogno, ricoperto con la rimanente crema salata e guarnito con le punte di asparagina.


Essendomi rimasto un po' di burro ho voluto togliermi uno sfizietto: dopo aver cercato delle uova di quaglia per tutta Roma mi sono divertito un po' (pare strano ma su 9 supermercati, tutti di marchi diversi, NESSUNO le aveva. Eppure la settimana prima le si trovava perfino dal fornaio, dal ferramenta o dal carrozziere !!! :-D)
Ho messo due noci di burro in un padellino antiaderente e mi sono preparato, dandogli forma con un coppapasta, un uovo (di quaglia) al tegamino. Ho disposto un po' dell'asparagina rimasta su un piattino, vi ho messo sopra l'uovo al tegamino, spolverato con un pizzico di parmigiano ed infine colato sopra il burro fuso: ed ecco la versione anche finger food di un classico della cucina.


21 aprile 2010

TORTA ZEBRATA ARCOBALENO

Lo scorso anno avevo provato, essendone rimasto affascinato dopo averla vista su diversi blog, a fare la torta zebrata. Il risultato era stato scenograficamente ottimo, molto meno quello "tecnico" in quanto, per colpa del forno fuori taratura era rimasta alta un centrimetro e mezzo. Il sapore era buono, i colori affascinanti (anche dopo la cottura) ma la torta somigliava a un mattoncino compatto :-(
Ci ho voluto quindi riprovare ed il risultato, anche se non ottimale per due "sbagli" che ho poi focalizzato, è stato apprezzato da tutte le mandibole.
Iniziamo con l'enunciare gli errori:
1- lasciarla intiepidire nel forno altrimenti, da bella gonfia che è, si sgonfierà inesorabilmente di un paio di centimetri dopo che avrete aperto il forno;
2- se la ricetta è per una teglia da 24 centimetri non ne devi usare una da 26 (e dire che con un po' di impasto ci avevo addirittura fatto due altre tortine monoporzione)
Quindi, dopo aver fatto ammenda, passiamo a ricetta e procedimento:

TORTA ZEBRATA ARCOBALENO

INGREDIENTI:
6 uova
330 gr. di zucchero
130 ml. di acqua fredda
380 gr. di farina
130 ml. di olio di semi
1 bustina di lievito liofilizzato
Coloranti alimentari liquidi


PROCEDIMENTO: Montare i 6 albumi con metà dello zucchero fino a neve ferma.
Montare i 6 tuorli con l'altra metà dello zucchero e l'acqua fredda. Aggiungervi la farina setacciata, la bustina di lievito e l'olio di semi. Una volta amalgamati questi ingredienti incorporare all'impasto, con delicatezza, gli albumi montati a neve.
Una volta ottenuto un nuovo impasto, omogeneo per colore e compattezza, suddividerlo in alcune ciotoline colorando ogni impasto con un colorante alimentare liquido diverso.
A questo punto iniziare a colare, con un cucchiaio, l'impasto di una ciotolina al centro della tortiera foderata con della carta forno (in alternativa imburratene leggermente il fondo). Quando l'impasto avrà iniziato ad allargarsi sul fondo della tortiera colate un secondo impasto colorato, sempre un cucchiaio per volta e sempre al centro della tortiera, e così via con tutti gli impasti colorati. Si formeranno, così, molteplici anelli concentrici multicolore fino alla parete della tortiera, senza che i colori si mischieranno.
Infornare a 180° per circa 40 minuti (la durata dipende dal forno che si utilizza: in caso fate la "prova stecchino").
Ovviamente in superficie i colori cambieranno un pochino (soprattutto il rosso tenderà a sparire) ma dentro rimarranno belli vividi e divertenti.

La "torta mattone" della prima versione
E la seconda versione
(Malgrado tutto mi è venuta alta circa 4 centimetri)


P.s.: buon compleanno Roma :-D

18 aprile 2010

COME RENDERE FELICE UNA FOODBLOGGER

E si, perchè la planetaria è proprio uno di quei regali che tutte LE foodblogger vorrebbero ricevere dal proprio uomo (che poi, ammettiamolo, sarebbe, alla fin fine, praticamente l'unico vero beneficiario di ogni cosa uscita fuori dalla suddetta diabolica macchina).
Il problema è che io sono UN foodblogger (e neanche del tutto "food") e non UNA foodblogger: eppure la planetaria è arrivata lo stesso.
Adesso non so se preoccuparmi maggiormente della più che giustificata crisi di identità o per il fatto che Claudia mi è sembrata molto "interessata" nel farmi questo regalo.
Non è un Kenwood, nè un Bimby, nè un Kitchenaid ma a me va benissimo così, anzi meglio... così non me la tiro troppo hahahahaha.


14 aprile 2010

PASSEGGIATA A MONTEPULCIANO

Questa passeggiata a Montepulciano, in realtà, l'abbiamo fatta nell'ottobre scorso ma era rimasta impelagata nelle sabbie mobili delle cartelle di foto che dovevo scaricare su FLICKR e che mi sono deciso a salvare da morte certa soltanto ora.
Visto che Montepulciano merita veramente una visita, e non soltanto per i suoi rinomati vini, eccovi un po' di foto che ve la faranno scoprire...


Iniziando il giro da Piazza Grande
Zona in cui sono ubicate tante cantine, con i loro punti vendita
L'"Osteria Acquacheta": ottimo cibo del territorio a buon prezzo
Amenità...
Perfino un "mago" mosaicista

13 aprile 2010

CE RISEMO !!!

Eh si... chi nasce tondo non può morire quadrato, dice un vecchio proverbio.

Alcuni dei miei lettori ricorderanno la precedente proposta di viaggi arrivatami da un tour operator, dove appariva, per pubblicizzare le spiagge di Cuba, un'ignobile ...SDRAIO DI PLASTICA !
Ora, come niente fosse, forse cercando di farsi perdonare la madornale bestialità commessa in precedenza, dall'operatore turistico mi è arrivata una nuova, infame (nel senso che, quest'anno, le ferie saranno... a Settembre :-/ e sarà una sofferenza attenderle), e-mail pubblicitaria: giudicate voi...


CAYO LARGO (cappello di paglia)
MESSICO - PLAYA DEL CARMEN (sdraio di legno)
SANTO DOMINGO (amaca in stoffa)
GUADALUPA (palme)
VARADERO DE CUBA (vegetazione)
BRASILE - NATAL
E NOOOOOOOOOOO: PURE QUI SEDIE DI PLASTICAAAAA !!!!!

Con quello che ci fanno spendere per il viaggio manco 'na sdraio di tela o un tavolo di legno... MO' ME SENTONO !!!