06 dicembre 2006

ETTORE ROESLER FRANZ

Voglio ora rendere omaggio, in prossimità del centenario della morte, ad uno dei miei pittori preferiti: Ettore Roesler Franz (di cui avevo già accennato in un precedente post).

Nato a Roma l'11 maggio 1845, da una famiglia di banchieri e diplomatici di origine tedesca (e non svizzera, come per diverso tempo si è ritenuto), si è reso famoso per i suoi acquerelli dedicati alla Roma dell’800.
La spinta iniziale verso la pittura gli venne probabilmente dall'aver voluto seguire le orme di suo cugino Giuseppe, che morì ad appena 13 anni nel 1851, ma che fu un promettente acquarellista (tre suoi lavori si trovano nel Museo di Roma di Palazzo Braschi), tanto che sul suo monumento funebre nella basilica di San Lorenzo in Lucina é scolpito un pennello.
Quella che lui stesso definì “Memorie di un’era che passa” è la prima delle tre raccolte, di 40 tele ciascuna, dedicate a Roma e che fu acquistata per intero, per 18.ooo Lire, dal Comune di Roma nel 1883 in occasione della "Mostra Nazionale ed Internazionale di Belle Arti" con la quale si inaugurò il Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale e che, per prima, portò notorietà al pittore. Il Comune, conscio che la Roma dell‘800 sarebbe presto scomparsa, vittima dei mutamenti e degli sventramenti resisi necessari per renderla una città “al passo con i tempi”, “investì” molto su Roesler Franz: in occasione della suddetta mostra, su un totale di 50.000 Lire stanziate per l’acquisto di tele e manufatti destinati ad arricchire i musei comunali, appunto più di un terzo furono riservati alla prima serie di acquerelli di Roesler Franz; le rimanenti due serie di 80 tele (praticamente tutte della misura 75x53 cm.) furono acquistate per 35.000 Lire nel 1908, dopo trattative durate almeno 5 anni.
La cosa che forse colpisce maggiormente di Roesler Franz è come critici ed artisti lo elogiassero già all'epoca per il suo operato, considerandolo l’”ultima spiaggia” (insieme forse soltanto alle fotografie degli
Archivi Alinari) per significare ai posteri l’aspetto della Roma di fine ‘800, com’era prima degli smembramenti, decisi dal piano regolatore del 1872, e come andava mutando per gli apportandi ammodernamenti. Interessante, nelle sue tele, anche la riproduzione di scene di vita quotidiana, che ci mostrano Roma in fin dei conti come una città-paese, per l’abbigliamento, gli usi e, non da ultimo, per il fatto che luoghi ora di alto interesse artistico ed archeologico come i Fori Romani, San Giovanni e molti altri fossero adibiti a pascolo per le greggi. Ettore Roesler Franz viaggiò molto ed in Inghilterra fu uno dei più apprezzati pittori italiani del periodo; parlava correntemente Inglese, Francese e Tedesco ed espose più volte a Parigi, Londra, San Pietroburgo, Berlino, Dresda, Stoccarda, Monaco di Baviera e Vienna, nonché in Olanda e Belgio. Un suo acquarello si trova nel Museo "Art Gallery of New South Wales" di Sydney (Australia), mentre altri due acquarelli nel Museo di Southampton (Gran Bretagna).
La caratteristica, però, che lo rese forse unico in quel periodo è la meticolosità, tanto che non si muoveva mai senza la sua macchina fotografica, con la quale immortalava tutti i particolari che riportava poi su tela, ed il suo libriccino in cui segnava ogni più piccola curiosità che colpiva il suo sguardo: giochi di luce tra i rami, la diversità dei colori di uno stesso albero, le diverse sfumature del terreno... Per quanto riguarda i materiali, poi, era molto pignolo: carta, pennelli, colori e il relativo raccoglitore erano tutti di provenienza inglese e da lui personalmente scelti. Malgrado ciò, una volta, nei dintorni di Tivoli, dovette costruirsi un pennello con peli strappati dalla coda di un somaro e legati con uno spago.
Il suo motto era “La sincerità fa l’artista grande” e lo si poteva leggere all’ingresso del suo studio privato che, con grande disponibilità, lasciava aperto a tutti, ogni giorno dalle ore 14 al tramonto. Dipinse, nell’arco di 25 anni, 120 vedute dedicate a Roma (divise appunto in tre serie) e quasi tutte possono essere definite “pitture in tempo reale” poiché si recava nei luoghi che intendeva ritrarre fino a pochi giorni prima dell’inizio dei lavori di smembramento e prendeva appunti su tinte, colori e particolari, faceva schizzi o scattava fotografie per poi scegliere il miglior angolo di visuale da riportare su tela. Quindi le immagini che ammiriamo nelle sue tele sono, di fatto, l'ultima immagine esistente di quel luogo, appena prima che venisse distrutto. La sua è una straordinaria Roma fatta di scorci, panoramiche, angoli nascosti ma anche giardinetti, cortili, piazze: la Roma popolare e popolana delle insegne delle osterie, dei pergolati, del fiume, dei sampietrini e delle pozzanghere che riflettono il cielo… una città semplice ed a misura d’uomo (che sarebbe poi scomparsa nel giro di un decennio). La seconda e la terza raccolta (1891) sono state da lui stesso intitolate “Roma Pittoresca” e vennero esposte con gran successo nel 1897, insieme ad altri acquerelli raffiguranti la campagna romana e Tivoli, città da lui molto amata (vi comprò anche casa) e della quale divenne cittadino onorario nel 1903 (onorificienza che ricambiò col il dono della tela “Ponte Lupo – Poli”, del 1898, attualmente affissa nello studio del Sindaco di Tivoli). I 40 acquerelli della seconda raccolta “Roma Pittoresca”, in particolare, sono così suddivisi: i primi tre sono degli scorci senza titolo, quelli dal 4 al 12 raffigurano il Tevere; dal 13 al 19 "Il Ghetto e il Portico d’Ottavia"; dal 20 al 22 “Presso Piazza Montanara”; dal 23 al 31 “Transtevere”; dal 32 al 40 “Al di qua di Ponte Rotto”. A questi titoli, dati dal pittore stesso, seguono delle note: il segno * contrassegnava delle opere ritraenti soggetti in parte o completamente demoliti; il segno ** i soggetti di futura demolizione: alla fine si può osservare che di 37 soggetti identificati nelle tele soltanto 4 sono sopravvissuti alle demolizioni di fine secolo o successive.
Nel 1875 fondò la Società degli Acquarellisti, rimasta attiva fino al 1908.
Malgrado l’artista stesso auspicasse che “...la collezione dovrebbe essere posta in una sala speciale con una grande carta topografica della vecchia Roma in cui io darei indicazioni dei luoghi dove sono stati ripresi i quadri e questo faciliterebbe gli studiosi delle future generazioni nel capire quale era l'aspetto di Roma prima dei presenti mutamenti”, purtroppo la sua richiesta ha solamente in modo parziale trovato accoglienza e, tra l'altro, la collezione non è più completa perché dei 120 acquerelli acquistati dal Comune di Roma se ne è perso uno (quello raffigurante "Palazzo Mattei alla Lungaretta") a Colonia nel 1966 durante una mostra itinerante e da allora non è stato più ritrovato. La maggior parte delle opere, 93, sono custodite al Museo di Roma (Palazzo Braschi) in piazza San Pantaleo, mentre i rimanenti 26 acquarelli si trovano nel Museo di Roma in Trastevere (già Museo del Folklore) in piazza Sant'Egidio.
La sua opera non è costituita di soli acquerelli (dipinse infatti anche diverse tele raffiguranti paesaggi degli Appennini Abruzzesi, di Ninfa, di Tivoli e della campagna romana) ma anche di alcuni olii, bozzetti a matita o tempere. Affermava, comunque, che l’acquerello fosse “...il mezzo più acconcio a riprodurre con verità le vedute campestri e specialmente le trasparenze dei cieli e delle acque”.
Ebbe un unico allievo, il tiburtino Adolfo Scalpelli (che per testamento ereditò tutti i bozzetti, gli schizzi, i disegni, gli acquarelli non finiti dell'artista, nonché le sue foto, e che morì poi ad appena 29 anni nel 1917 combattendo sull'Altipiano della Bainsizza durante la prima guerra mondiale). Morì il 26 marzo del 1907, lasciandoci immagini di una Roma che, purtroppo, non esiste più.

Qualche tela di Ettore Roesler Franz...


Il Ghetto al Portico d'Ottavia

Stagni di Maccarese con due raccoglitori di fascine in primo piano sotto un albero


Veduta di Villa d'Este con sullo sfondo due suore ed i Monti Cornicolani (e com'è oggi)

Altra immagine di Villa d'Este a Tivoli (sulla tela e dal vero)

Il Bosco Sacro della Ninfa Egeria dopo il temporale

Barca sul Tevere presso Ponte Milvio con la cupola di S.Pietro sullo sfondo

Case medioevali in Via di Santa Bonosa attigue alla Torre degli Anguillara.
Sullo sfondo la cupola di San Carlo ai Catinari.

Largo di Santa Bonosa

Via del Campanile in Borgo con la Chiesa di Santa Maria in Traspontina.
Sullo sfondo il Passetto di Borgo.

Schizzo raffigurante Bambini sotto un albero in riva al Tevere alla Salara dopo Ponte Rotto


L'Isola di San Bartolomeo (Tiberina)

Largo Magnanapoli e la Torre delle Milizie con, sullo sfondo, la Torre del Grillo


Due scene di vita quotidiana nel Ghetto

L'Arco de' Tolomei

L'Albergo dell'Orso

E qualche fotografia scattata dall'artista...

Scorcio a Santa Bonosa

Ripa Grande

3 commenti:

conde-duque ha detto...

Bellisimo!!! Non lo conosceva....

danielad ha detto...

Roma è sempre bellissima, mi hai fatto venire un'idea...
:-))))

JAJO ha detto...

Beh... non farmi morire di curiosità :-D
Sputa il rospo hehehe