22 novembre 2007

DIO E' MORTO


No, purtroppo Guccini non c'entra niente...
E LA SUOCERA CHE HA RIACQUISTATO LA PAROLA !!
Beh, almeno ci siamo goduti tre giorni di tranquillità.....

16 novembre 2007

DIO ESISTE


LA SUOCERA HA LA RAUCEDINE E DA DUE GIORNI E'... SENZA VOLUME !!!!

FINALMENTE UNA PROVA DELL'ESISTENZA DI UNA GIUSTIZIA DIVINA !!!!

10 novembre 2007

AVE......NINCHI !!!

E si... non potevo non dedicare un post anche ad AVE NINCHI, bravissima attrice anconetana, ma di origine triestina, (comica ?... drammatica ?... completa !) che ha rappresentato, soprattutto al cinema, così bene il genere femminile degli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale (un po' un Alberto Sordi (attore con il quale peraltro ha lavorato) in gonnella. Ed ha recitato, sia in teatro che al cinema e poi in TV, a fianco di attori, italiani e non, di primissimo livello (come lei stessa era): Totò, Peppino de Filippo, Massimo Girotti, Arnoldo Foà, Amedeo Nazzari, Vittorio De Sica (cui era accomunata dalla smisurata passione per il gioco), Gino Cervi, Gina Lollobrigida, Gilberto Govi, Paolo Stoppa, Anna Magnani, Adolfo Celi, Aldo Fabrizi (con cui ha lavorato nei celeberrimi film de "La famiglia Passaguai" e poi in TV) e ancora con Mastroianni, Tognazzi, la Borboni, Raf Vallone, Walter Chiari e Bernard Blier... poi, in TV, Bice Valori (con la quale interpretò uno schetch, ancora oggi frequentemente trasmesso, dove entrambe interpretavano due vedove siciliane) e Paolo Panelli, Manfredi...
Come detto, da attrice completa e versatile, interpretò parti classiche, comiche e drammatiche: esordì, grazie allo zio attore teatrale, a soli 5 anni nel "Glauco" e proseguì, poi, con il classico "Medea", l'opera drammatica "Dialoghi delle Carmelitane", le riviste teatrali "Un trapezio per Lisistrata" e "Un mandarino per Teo" (al Sistina con Garinei e Giovannini), passando poi al cinema, dove nel corso di ben 4 decenni interpretò innumerevoli film, dando vita sempre a personaggi bonari ma pieni di brio (strepitosi i battibecchi con Totò nei film "Totò e le donne" o in "Guardie e ladri") e con Fabrizi (nella saga della Famiglia Passaguai).
Nel 1946, per il film di Zampa "Vivere in pace", vinse il Nastro d'Argento come migliore attrice non protagonista. Successivamente approdò in TV, dove diede il meglio di se soprattutto negli sceneggiati "Il mulino del Po", le "Sorelle Materassi" e nel varietà "Speciale per noi", con Fabrizi, Panelli e la Valori. Di Ave Ninchi si può rivedere spesso in tv anche un ballo scatenato e divertentissimo, con lei agilissima malgrado la corporatura massiccia.
E come dimenticare la sua pubblicità dei polli "AIA" ?!?! Amante della buona cucina scrisse, infatti, anche diversi libri, di cucina soprattutto Triestina.
Ave ci ha lasciato il 10 Novembre del 1997... 10 anni fa. Ciao, anzi..... AVE.

08 novembre 2007

PONTE DI NOVEMBRE

Ed eccoci di nuovo in Umbria (siamo monotoni eh?) ma abbiamo sfruttato questo bel ponte per andarci a godere dei posti e dei colori che toccano il cuore.
Intanto qualcuno si illude di poter venire con noi: e ho.. stavolta si resta a Roma.
Ad attenderci all'arrivo ci sono già una marea di zucche di Halloween: ecco le due dei vicini.
Ripresici dall'accoglienza zucchesca andiamo a passare una giornata (di sole caldissimo) a Perugia, dove c'è per una intera settimana il Mercato dei Morti: 300 banchi, coloriti in "ogni senso", dove si può trovare veramene di tutto... guardate un po'...
E per riprenderci dal bagno di folla (e dalle spese) ci tuffiamo nei colori, splendidi, dell'Umbria autunnale.


05 novembre 2007

ADDIO BARONE, GENTILUOMO DEL CALCIO

Questa è una di quelle notizie che fanno male, soprattutto a chi cerca di vedere ancora il calcio con gli occhi di bambino, con l'attaccamento alle bandiere e con le emozioni del cuore: in fondo l'illusione di un calcio che non c'è più. Ed il cuore piange una persona che al calcio ha dato tanto, calciatore prima ed allenatore poi, e che ha sempre avuto grande dignità e rispetto per compagni ed avversari: Nils Liedholm, il "Barone".
Nato nel 1922 a vent'anni debuttò nel campionato di calcio svedese giocando nello Sleipner e poi nel Norrköping, nel quale disputò sette stagioni vincendo due titoli nazionali, trasferendosi poi al Milan, squadra nella quale militò fino al ritiro agonistico, nel 1961. Nelle fila del Milan vinse 4 scudetti e totalizzò 359 presenze realizzando 81 gol. Proprio nel Milan, con i due connazionali Gunnar Gren e Gunnar Nordahl, dette vita allo stellare trio Gre-No-Li: insieme i tre vinsero lo scudetto nel 1951 mentre, in compagnia del solo Nordahl, Liedholm bissò il successo nel 1955. Altri due successi in campionato vennero per lui nel 1957 e nel 1959.
Liedholm venne raffigurato sulla prima copertina dell'album dei calciatori della Panini.

Con la nazionale svedese, nella quale raggiunse le 21 partite segnando 10 reti (non venne convocato per anni e non partecipò ai mondiali del 1950 e del 1954 perchè considerato "professionista", giocando nel Milan), vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Londra del 1948, e giunse secondo, da capitano, ai mondiali del 1958, giocati in casa ma persi in finale 5-2 dal Brasile (portò in vantaggio la Svezia poi venne sostituito per infortunio); in entrambe le manifestazioni segnò due reti.
Dotato di grande classe e potenza (da bambino si allenava scalzo a calciare il pallone di cuoio, ghiacciato) nonchè
di una notevole visione di gioco, divenne poi allenatore. Allenò il Milan, il Verona, il Monza, il Varese, la Fiorentina e la Roma, vincendo il campionato con il Milan nel 1979 (anticipando di quasi trent'anni Spalletti, per necessità visto l'infortunio di Rivera, schierò per buona parte della stagione una squadra senza attaccanti ma con un gran numero di mezzepunte vincendo il decimo scudetto rossonero) e con la Roma di Dino Viola, dopo un'astinenza per la squadra capitolina durata 41 anni, nel 1983. Fu, di fatto, l'inventore di quello schema calcistico a "ragnatela", ormai adottato in tutto il mondo, chiamato "zona" (da lui inventato "per non dover perdere tempo a studiare le tattiche di marcatura degli avversari"). Quando un suo calciatore esultava, dopo aver segnato un gol, lui lo ammoniva dicendogli "Ricordati che segnanto tu hai perso il possesso del pallone" oppure dicendo "Io da ragazzino segnavo 100-110 gol a campionato: mica potevo esultate per tutti i gol. Che nella pallacanestro si esulta per ogni canestro fatto?".Curiosità: allenò la Roma in 4 occasioni: dal 1973 al '77 (8° - 3° - 10° - 8° posto), dal '79 all'84 (anno in cui la portò fino alla finale della Coppa dei Campioni, persa poi proprio a Roma, ai rigori, contro il Liverpool) (7° + Coppa Italia - 2° + Coppa Italia - 3° - Campione d'Italia - 2° + finale di Coppa Campioni con il Liverpool + Coppa Italia) , dall'87 all'89 (3° - 8°) e, per una breve parentesi con Sella, nel 1997 (13°). La curiosità maggiore che riguarda Nils Liedholm è però quella relativa alla scaramanzia: in questo era molto più Napoletano che Svedese. Si fidava ciecamente del "Mago Maggi" da quando questi lo aveva guarito dall'ulcera. Prediligeva calciatori che, come lui, fossero della Bilancia; prima di una partita, negli spogliatoi, metteva in fila ordinata tutte le scarpe dei propri giocatori; aveva il terrore di determinati numeri (tanto che quando la squadra alloggiava in albergo rifiutava di far entrate in determinate stanze i suoi giocatori). Sempre per scaramanzia non si presentava mai agli allenamenti quotidiani (spesso anche in estate) senza il suo immancabile zuccotto giallorosso, con tanto di pon pon, fatto a mano. (Ed in fondo è così che mi piace ricordarlo: il signore di un calcio senza tempo). Che fosse pieno di ironia lo testimoniano anche le mille battute rilasciate, sempre con un filo di voce e grande signorilità, durante le interviste ma anche il fatto che partecipò al film comico di Lino Banfi (che "scimmiottava" Oronzo Pugliese) "L'allenatore nel pallone"(divenuto poi un film di culto) . Il suo grande amore degli ultimi decenni fu "la vigna": lasciato, infatti, il mondo del calcio Liedholm acquistò un'azienda vinicola a Cuccaro Monferrato.

Malgrado abbia passato in Italia gli ultimi 60 anni di vita, la Svezia gli ha dedicato un francobollo, visto che è a tutt'oggi considerato il più importante calciatore svedese di sempre.
Addio Barone, gentiluomo del calcio.


PS: Oggi giornata nera per il calcio: è morto anche Roberto Bortoluzzi, voce storica della Rai. Per diversi anni (28 !!) condusse la mitica trasmissione della radio "Tutto il calcio minuto per minuto".

04 novembre 2007

L'AMATRICIANA MIA

Di ritorno da Ischia ed ispirato da una delle più belle poesie "culinarie" di uno dei miei attori preferiti, Aldo Fabrizi, grande personaggio della Roma "vera" (non per niente nato e vissuto nei pressi di Campo de Fiori) eccovi la ricetta della vera pasta all'Amatriciana che mi sono preparato una settimanella fa.



INGREDIENTI:

500 gr. di Pasta, Spaghetti o Bucatini (al massimo Mezze Maniche)
100 gr. di Guanciale di maiale, abbastanza grasso e tagliato spesso
500 gr. di Pomodori San Marzano maturi oppure pelati in scatola
100 gr. di Pecorino (volendo si può mischiare a Parmigiano)
Un paio di cucchiai di olio d'oliva extravergine
1/2 bicchiere di Vino bianco secco (opzionale)
Peperoncino (non troppo abbondante: appena 'NA 'NTICCHIA).
Un pizzico di Sale


PROCEDIMENTO:

Sbollentare per pochi secondi i pomodori in acqua in ebollizione quindi passarli sotto l'acqua fredda e pelarli, quindi tagliarli a filettini. Se si utilizzano i pelati, sminuzzarli prima con le mani sfilacciandoli oppure schiacciarli nel tegame con una forchetta. Tagliare il guanciale a fiammefero (ma non troppo sottile, meglio a listarelle di circa mezzo centimetro di larghezza) e metterlo in una padella preferibilmente di ferro con l'olio e far rosolare a fuoco vivace per qualche minuto fino a quando il guanciale avrà preso colore. A cottura quasi ultimata aggiungere poco peperoncino, bagnare con il vino (per chi vule usarlo: non utilizzandoli il guanciale rimarrà più croccante) e, non appena è il vino sfumato, togliere dalla padella i pezzetti di guanciale, tenendoli da parte, possibilmente in caldo in una coppetta coperta con carta stagnola. Mettere nel fondo di cottura rimasto i pomodori, un pizzico di sale e farli cuocere a fuoco vivace per qualche minuto. Rimettere in padella il guanciale, mescolando per circa un minuto. Nel frattempo scolare la pasta al dente e versarla in un recipiente, possibilmente preriscaldato. Unire tutti gli ingredienti aggiungendo il pecorino (magari mischiandovi un po' di parmigiano, per ottenere un gusto meno forte).






Ed ecco il "film" della realizzazione:

Tagliare a filetti il Guanciale ed i pomodori (non prima di averli tuffati mezzo minuto in acqua in ebollizione: questo farà si che la pelle venga via quasi da sola)
Mettere il guanciale a listarelle in due o tre cucchiai d'olio, possibilmente in una padella di ferro (si, quelle "nere" di una volta: io ho usato il saltapasta) Appena hanno raggiunto il colore dorato toglierli e metterli in una ciotolina di vetro coperta con della pellicola d'alluminio, per mantenerli caldi e croccantiNel fondo di cottura rimasto in padella aggiungere i pomodori tagliati a filetti o a dadini e, dopo averli schiacciati con i rebbi di una forchetta, aggiungere un pizzico di sale ed uno di peperoncinoVolendo si può sfumare il sugo con mezzo bicchiere di vino bianco secco e poi aggiungere il guanciale messo da parte (per farlo rimanere croccante non aggiungere il vino). Dopo un minuto o due il sugo è pronto.A questo punto aggiungere il Pecorino (io ho messo metà pecorino e metà parmigiano)
E BUON APPETITO !!!!


E questa è la poesia di Aldo Fabrizi che mi ha ispirato...


L'Amatriciana mia (di Aldo Fabrizi)

Soffriggete in padella staggionata,

cipolla, ojo, zenzero infocato,

mezz'etto de guanciale affumicato

e mezzo de pancetta arotolata.



Ar punto che 'sta robba e' rosolata,
schizzatela d'aceto profumato

e a fiamma viva, quanno e' svaporato,

mettete la conserva concentrata.



Appresso er dado, che je' da' sapore,

li pommidori freschi San Marzano,

co' un ciuffo de basilico pe' odore.



E ammalapena er sugo fa l'occhietti,

assieme a pecorino e parmigiano,

conditece de prescia li spaghetti.






L'origine del nome di questo condimento è controverso e si perde nella notte dei tempi: secondo alcuni l'Amatriciana viene da Amatrice, un paese ora in provincia di Rieti. Quando questo piatto è nato Amatrice geograficamente era in Abruzzo e l'Amatriciana doveva essere il pasto principale dei pastori, allora numerosissimi, per la sua semplicità e rapidità di preparazione. Originarimente era senza il pomodoro e si chiamava "Gricia" (che, a sua volta, deve il nome al paesino di Grisciano, vicino Amatrice), poi grazie alla scoperta dell'America ed a Cristoforo Colombo che importò in Europa il pomodoro, questo ingrediente fu aggiunto alla ricetta originaria e la "Gricia" divenne "Amatriciana".

Secondo altre fonti l'Amatriciana ha preso il nome da "matrice", un timbro che si metteva sulla guancia del maiale, ingrediente fondamentale della ricetta. L’invenzione dell'Amatriciana è rivendicata dai romani, cui sarebbe stata soltanto "ispirata" dai pastori amatriciani i quali, durante il periodo estivo, erano soliti spostarsi a Roma per vendere i loro prodotti caseari e le carni ovine e bovine. La "Matriciana" nasce quindi probabilmente a Roma e da Amatrice eredita solo alcuni ingredienti base: infatti i pastori provenienti dai territori confinanti con l’Abruzzo e l'alto Lazio pascolavano le greggi nelle campagne romane, portandosi dietro alimenti facilmente conservabili (pecorino, guanciale). Solo dopo, a Roma l’Amatriciana diventa Matriciana, con la fondamentale differenza del soffritto di cipolle e del pomodoro Casalino. Nel corso del Novecento, poi, Mussolini istituì la provincia di Rieti e provocò una ridefinizione di confini tra tre regioni limitrofe. In ogni caso l'Amatriciana risulta essere un riassunto perfetto della cucina dei territori interni del centro Italia, tanto da esserer quasi "mitizzata" e divenuta oramai protagonista di una festa di piazza che, tutti gli anni, nel mese d'agosto, si svolge sia ad Amatrice che a Roma, proprio in quel Campo de' Fiori "patria" di Aldo Fabrizi.